sabato 7 luglio 2018

TEMPI MODERNI (Modern Times) - Charlie Chaplin (Charlot)



TEMPI MODERNI

Titolo originale - Modern Times
Paese di produzione USA
Anno 1936
Durata 87 minuti
Dati tecnici - Bianco/Nero
Genere - Commedia, sentimentale
Regia - Charlie Chaplin
Soggetto - Charlie Chaplin
Sceneggiatura - Charlie Chaplin
Fotografia - Roland Totheroh, Ira Morgan
Montaggio - Charlie Chaplin
Musiche Charlie Chaplin 
Scenografia Charles D. Hall, Russel Spencer

Interpreti e personaggi

Charlie Chaplin: Charlot 
Paulette Goddard: la monella
Henry Bergman: proprietario del ristorante
Tiny Sandford: Big Bill
Chester Conklin: meccanico
Hank Mann: ladro
Stanley Blystone: padre della monella
Al Ernest Garcia: presidente della Electro Steel Corp 
Dick Alexander: compagno di cella
Cecil Reynolds: pastore
Myra McKinney: moglie del pastore
Murdock MacQuarrie: J. Widdecombe Billows
Wilfred Lucas: giovane agente
Edward LeSaint: Sceriffo Couler
Fred Malatesta: capocameriere
Sammy Stein: operatore della turbina
Juana Sutton: donna coi bottoni
Ted Oliver: assistente di Billow





TRAMA in breve - Charlot, operaio in un grande complesso industriale, estenuato dal ritmo frenetico di lavoro, perde la ragione. Ricoverato in una casa di cura, viene dimesso qualche tempo dopo per finire però quasi subito in prigione, a causa di una manifestazione di operai nella quale si ritrova casualmente coinvolto. Durante la detenzione, egli concorre, inconsapevole, a sventare una rivolta di detenuti; ciò gli frutta l' immediata scarcerazione. Una volta libero, riprende la sua dura lotta per sopravvivere: gli è di conforto l' amicizia di una giovane orfana, con cui divide fraternamente la propria casetta e quel po' di cibo che riesce a procurarsi. Quando la ragazza trova lavoro in un cabaret e riesce a far assumere anche Charlot, ai due derelitti sembra schiudersi la prospettiva di un futuro migliore. La polizia, venuta a cercare la ragazza per ricondurla all'orfanotrofio, li costringe però a fuggire dalla città per cercare altrove un po' di tranquillità.


COMMENTO - Con Tempi moderni assistiamo alla fine di Charlot (che ha già qui alcuni connotati fisionomici diversi: i capelli con la scriminatura sostituiscono ad esempio la precedente folta massa di ricci scuri). La sua fine coincide con la fine del suo silenzio. Per la prima volta udiamo sullo schermo la voce di Charlot, dopo avere udito i gorgoglii del suo stomaco (sequenza con la moglie del pastore in carcere). Canta una canzone, ma le parole che pronuncia sono senza senso: è uno sberleffo al parlato, che è una conquista del progresso tecnologico (le sole parole del film sono quelle pronunciate da una macchina). Si tratta di una dichiarazione implicita di "teoria": Chaplin dimostra che il comico (e quindi il cinema, di cui il comico è la forma linguistica per lui specifica) sta soprattutto nell'immagine. E si deve anche notare come nel suo stile si sia nel frattempo affinato l'uso della macchina da presa e dei suoi movimenti. 
Lo vediamo in due sequenze particolarmente significative:

1. In prigione un detenuto nasconde, durante il pranzo, la "polverina" nella saliera. Charlot è seduto a tavola accanto a lui. Dopo che questi è stato trascinato via dai poliziotti, egli assaggia la minestra; la trova insipida. Rapida panoramica verso sinistra: Charlot allunga il braccio a prendere la saliera. Rapida panoramica verso destra: Charlot cosparge di sale la minestra.
Il ritmo veloce delle due panoramiche accentua la suspense legata al fatto che noi sappiamo che cosa c'è dentro la saliera, in quanto drammatizza la banalità del gesto di Charlot.

2. Nel ristorante il padrone guida Charlot cameriere verso le cucine; la macchina da presa li segue con una lunga carrellata verso sinistra attraverso il locale deserto. Poco più tardi, nel locale pieno di gente che balla, una rapida carrellata verticale (movimento di gru a salire) inquadra Charlot che tenta inutilmente di recapitare un'anitra arrosto al cliente che I'ha ordinata.
L'uso delle due diverse carrellate accentua la contrapposizione tra i due momenti della stessa fase narrativa, evidenziando la diversa distribuzione dello "spazio".

Non sono invenzioni casuali. La costruzione dei gag è sempre rigorosa, così come la loro connessione: sequenze come quella della macchina per mangiare o quella dello schettinaggio nei grandi magazzini (due esempi assai diversi tra loro dal punto di vista strutturale) non sono momenti estranei all'azione del film, ma acquistano il loro vero significato proprio nel contesto generale dell'opera: alla prima spetta la funzione di introdurre il dualismo uomo/macchina (e lo fa inventando il senso angoscioso del comico, come in The Gold Rush - La febbre dell'oro); da essa discende come conseguenza logica la follia di Charlot, che assume così il valore di una paradossale liberazione contro la prigionia precedente (si ricordi il diverso uso che Chaplin fa dello "spazio filmico": attorno a Charlot prigioniero dell' assurda macchina, lo spazio è ristretto, concentrato nella tragicità del primo piano; quando la follia di Charlot esplode, la liberazione è messa in evidenza dal predominare assoluto dei campi lunghi. La sequenza dello schettinaggio, oltre ad essere un eccezionale pezza di bravura, sviluppa il tema dell'angoscia come presenza costante anche nelle più semplici esplosioni liberatorie.
Dalla suspense deriva un fondo continuo di significazione che ha sempre il carattere dell'incubo. Proprio nel momento in cui tutto sembra tranquillo, ecco sotto ai piedi del protagonista aprirsi un baratro - cosi come la casa sul fiume rivela, sotto la sua apparenza di povero paradiso terrestre, il proprio continuo essere in pericolo.


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