sabato 4 agosto 2018

LA NUOVA GENERAZIONE (THE YOUNGER GENARATION) - Frank Capra




LA NUOVA GENERAZIONE 

Titolo originale - The Younger Generation
Paese di produzione - USA
Anno 1929
Durata 75 minuti
Dati tecnici - Bianco/Nero
Genere - Drammatico
Regia - Frank Capra
Soggetto - Fannie Hurst ("It Is to Laugh")
Sceneggiatura - Sonya Levien
Produttore - Harry Cohn
Casa di produzione - Columbia Pictures
Fotografia - Ted Tetzlaff
Montaggio - Arthur Roberts
Scenografia - Harrison Wiley

Interpreti e personaggi

Jean Hersholt: Julius (Pa) Goldfish
Lina Basquette: Birdie Goldfish
Ricardo Cortez: Morris Goldfish
Rex Lease: Eddie Lesser
Rosa Rosanova: Tilda (Ma) Goldfish
Syd Crossley: Butler
Martha Franklin: Mrs. Lesser


TRAMA - La scena è quella del lower East Side di New York, nel ghetto ebreo. Il film segue le vicende della famiglia Goldfish dai primi anni del secolo sino alla fine degli anni Venti; in particolare punta l'attenzione su Morris, il figlio maggiore, che cresce con la vergogna dell'emigrazione e della miseria della sua famiglia. Punta tutto sul riscatto sociale e diventa alla fine un ricco antiquario. Adesso la famiglia è benestante, ma è scomparsa I'antica gioia. Morris cambia il nome da Goldfish in Fish per mascherare l'origine ebraica e trasferisce la famiglia dal lower East Side dei poveri i un elegante appartamento in Park Avenue.
La sorella di Morris, Birdie, è innamorata di Eddie, un giovano cantante e musicista (tutti e tre, Morris, Birdie ed Eddie li abbiamo visti - bambini - crescere insieme). Ma Morris si oppone: tiene al buon nome della famiglia e lui stesso, per realizzare la scalata sociale, vuole sposare la figlia di un milionario, Kahn. 
Nonostante il veto, Birdie sposa Eddie. Costui è però coinvolto a sua insaputa in una rapina (fa inconsapevolmente il palo, improvvisando un concerto per la strada, davanti alla gioielleria dove, favoriti dalla piccola folla creatasi, agiscono indisturbati i banditi). Eddie è arrestato, Birdie è ingiustamente scacciata di casa da Morris. La tristezza cala sulla famiglia Goldfish. Papà Goldfish non si dà pace e torna ogni tanto al vecchio quartiere dove era miserabile ma felice. E si spegne lentamente. Muore. Davanti al suo capezzale finisce col riconciliarsi la famiglia: mamma Goldfish, Morris, Birdie, Eddie e il nipotino nato nel frattempo.

COMMENTO - La saga familiare era iniziata già con Le sue ultime mutandine. Qui irrompe con tutta la sua forza sullo schermo. Capra riversa nella "generazione più giovane" le esperienze personali dell'emigrazione, il mito americano del successo e del salto di classe , ma anche la morale piccolo borghese, il buon senso popolare che sarà il leit motit del "Capracorn": 
"Il denaro non serve a niente, mamme, se non può comprare la felicità". 
Così dice alla moglie il vecchio papà Goldfish, con la sua sana saggezza patriarcale, di fronte ai successi economici e alla pruderies di escalation sociale del figlio. In questa didascalia c'è la morale di tutto il Capra successivo (l'apice sarà L'eterna illusione).
In questa storia della società americana che cambia - vista attraverso la storia di una famiglia ebraica dai primi anni del secolo alla fine degli anni venti (cioè alla vigilia della Crisi) -, Capra costruisce un affresco popolare, disegnato alla maniera delle vecchie stampe divulgative più che dei fumetti. Ne viene fuori un realismo a tutto tondo, che a volte si stempera nel bozzetto, ma spesso si staglia con forza nei suoi contrasti duri, nei suoi accentuati chiaroscuri e bianconeri. 
Il realismo capriano emerge soprattutto nella prima parte , in cui la macchina da presa indaga, con i modi del documentario, I'ambiente sociale dei quartieri poveri inizio secolo: soprattutto gli esterni (c'è una sequenza intensissima in cui la madre corre, seguita dalla folla, verso la casa in fiamme) danno un sapore genuino e una luce non artefatta. È in questa prima parte di interni ed esterni popolari, che si sviluppa I'aspetto più vivo del plot, visto all'inizio dall'ottica dei ragazzi (la generazione più giovane). Li vedremo crescere, insieme alle loro contraddizioni che danno il respiro della saga familiare da lower class. Una saga che ricorda da vicino quella della Manhattan inizio novecento nel secondo Il Padrino di Coppola, oppure quella padana nel Novecento di Bertolucci (i Goldfish contengono sia i Dalco che i Berlinghieri).
La seconda parte del film, invece - quando i ragazzi sono ormai cresciuti, con le loro diverse scelte e prospettive di vita, è costruita sugli interni, su un dramma familiare più teatrale, su una morale più convenzionale all'insegna dei buoni sentimenti e della nostalgia per un'età dell'oro irripetibile. Un'atmosfera che ricorda stavolta The Jazz Singer (un film musicale americano del 1927), simili sono alcuni elementi costitutivi, come il contrasto generazionale, I'ebraismo paterno, il tema della canzone di successo (tanto che si può pensare che gli sceneggiatori cercassero, in questo film misto muto-sonoro, di ripetere la ricetta del successo del Jazz Singer, appunto).
Ne risulta un film schizofrenico, accentuato dalla tecnica mista che ne fa un incrocio ibrido e affascinante. La mescolanza di sonoro, muto e parti post-sonorizzate, rende un po' schizofrenica anche la regia, improntata su un doppio registro: nella parte muta, la regia è più giocata sulla gestualità, sulla secchezza della didascalia; nella parte sonora, il lavoro registico verte più sull'articolazione dei dialoghi, sulla caratterizzazione dei personaggi. Il muto valorizza la visione, la forza autosufficiente dell'immagine, il sonoro scopre la parola.
E Capra sembra ancora incerto, ma intrigato dalle due tecniche (dai due mondi, dalle due ere): il muto che declina, il sonoro che ascende con forza. È quella del sonoro "la generazione più giovane". 


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